Abuso intrafamiliare


La letteratura sui fenomeni sociali ci insegna che, a dispetto di quanto si possa pensare, molte delle violenze verso i minori avvengono all’interno della famiglia, da parte di quelle figure allevanti da cui dovremmo sentirci protetti. Inizialmente il maltrattamento venne considerato essenzialmente come fisico, quindi si faceva riferimento in particolar modo all’abuso sessuale e al problema sociale dell’incesto.
Solo in tempi recenti si è superato il limite che voleva il maltrattamento infantile circoscritto a quello fisico e sessuale, estendendolo ad una visione più ampia in cui furono presi in considerazione anche la trascuratezza e l’abuso psicologico.
Nel 1978 fu il Consiglio D’Europa a darne una definizione, sostenendo che l’abuso è rappresentato: “dagli atti e le carenze che turbano gravemente il bambino e attenuano la sua incolumità corporea, al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono la trascuratezza e/o le lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di altri che hanno cure del bambino”.

Ad oggi, i comportamenti classificabili come abusanti, presenti anche in situazioni intrafamiliari, sono:

  • Abuso sessuale

  • Maltrattamento fisico

  • Maltrattamento psicologico

  • Patologia delle cure

L’abuso sessuale infantile incorpora in sé diversi comportamenti come: la pedofilia, lo stupro, le molestie, la pornografia, lo sfruttamento della prostituzione e l’incesto.
Il suddetto prevede il coinvolgimento in pratiche sessuali di minori che, per ragioni d’immaturità psicofisica e di dipendenza affettiva, sociale ed economica dagli adulti, non sono ritenuti in grado di compiere scelte consapevoli rispetto alle attività in cui sono coinvolti.
Nell’ambito della categoria intrafamiliare si annoverano tre sottogruppi: abuso sessuale manifesto, mascherato e pseudo-abusi.
I primi sono consumati il più delle volete da soggetti maschili nei confronti delle bambine; i secondi sono riconducibili a pratiche sessuali inconsuete e non del tutto esplicitate come ad esempio lavaggi prolungati dei genitali, ispezioni minuziose, applicazione di medicinali o creme con troppa frequenza. Attraverso questi atteggiamenti l’adulto si giustifica e maschera i toccamenti e gli sfregamenti che gli procurano eccitamento sessuale. Altra forma di questa violenza è l’abuso assistito, dove i bambini vengono fatti assistere alle pratiche sessuali dei genitori, su loro precisa richiesta.
Lo pseudo-abuso è classificato come un abuso dichiarato ma mai concretamente consumato e si hanno quando, ad esempio, un bambino fa un’affermazione non rispondente alla realtà (es. accusa strumentalizzata di un coniuge nei confronti dell’altro genitore).
Il maltrattamento fisico è riscontrabile quando i genitori o chi si prende cura del bambino, eseguono o permettono l’esecuzione ad altri di lesioni fisiche sul minore.
Il maltrattamento può essere lieve (cure ambulatoriali), moderato (ricovero ospedaliero) o severo (rianimazione/morte). In genere questo tipo di comportamento si riscontra in famiglie problematiche, in cui vi sono grossi conflitti di coppia.
Il maltrattamento psicologico se possibile è il tipo di comportamento più grave che un adulto possa compiere ai danni di un minore. La sua caratteristica principale è quella di essere subdolo perché protratto nel tempo e perché fatto di messaggi ambigui dai quali il bambino, proprio a causa della sua dipendenza affettiva, non riesce a difendersi. Ciò determina irreparabilmente il comportamento, la maturazione cognitiva, l’affettività e la crescita fisica del bambino. Il primo maltrattamento verso un minore è di non accettarlo, escluderlo e confinarlo ai margini del nucleo familiare.
Anche l’offesa continua, il confronto con altri bambini o fratelli e l’uso di una gestualità denigratoria, sono da considerarsi a discapito della sana evoluzione del minore.
La patologia delle cure è un’altra diffusissima modalità di maltrattamento infantile ed è rappresentata dall’inadeguata somministrazione di cure da parte di chi è legalmente responsabile del bambino.
In essa riscontriamo: l’incuria; l’ipercuria e discuria.